A cura della dott.ssa Dominga Gullì e della dott.ssa Noemi Venturella

Il Corpo come Sintomo

 

“Le malattie che sfuggono al cuore
divorano il corpo”
(Ippocrate)

“Cosa la porta qui?”. Sempre più frequentemente, i nostri pazienti arrivano in psicoterapia rispondendo a questa domanda inaugurale con la descrizione di malesseri corporei o con segni di più o meno chiare somatizzazioni.

L’uomo, d’altronde, “ha un corpo”, nel senso che attraverso esso fa l’esperienza della vita in modo concreto e tangibile, ed “è un corpo”, nel senso che i suoi gesti quotidiani si susseguono in automatico, come espressione del suo stesso essere, ovvero senza la consapevolezza di come essi si realizzano somaticamente.

Per noi psicoterapeuti, attenzionare il livello corporeo è fondamentale. E ciò non solo per le derive di una “civiltà dell’immagine” che induce più visualizzazioni, corpi in primo piano e voyerismi che pensieri. Ma soprattutto poiché, come dice Carotenuto, “il corpo non può mentire!“. “Non esiste migliore espressione di un’anima ferita del suo corpo”.
Questa ferita, infatti, è spesso muta, ma ci dà indizi di sé attraverso corpi tagliati, deformati da una alimentazione carente o eccessiva, asfissiati dall’ansia, costellati da dermatiti senza chiare cause organiche. O ancora, da sguardi concentrati su parti del corpo proprie e altrui, da attenzioni focalizzate su aspetti somatici, muscoli, selfie… piuttosto che sulla vita. Spesso, anche da una iper- o ipo-sessualità tutta corporea che esclude il piacere profondo e nutriente del vero incontro.

A seguito di un intenso confronto su questo tipo di pazienti che sempre più spesso ci capita di prendere in carico, abbiamo allora pensato di approfondire il rapporto mente-corpo con esempi clinici, teorie, percorsi di cura e spiegazioni. Questo, con l’obiettivo di facilitare nei nostri lettori l’individuazione di un malessere che necessita di cura e delicatezza e che, invece, oggi viene spesso sottovalutato fino alle più gravi conseguenze.

 

Noi riteniamo che il corpo parli e che pertanto vada ascoltato!

Come scrive Carotenuto, “La creazione artistica del corpo è un’attività prodigiosa, che riassume in sé tutta la complessità della psiche umana. Dalla proiezione alla sublimazione, esso diventa il riflesso dell’anima: la sua voce silente” (A. Carotenuto, 2002). Bisogna quindi imparare ad ascoltarla!

 

Una ulteriore complessificazione: l’Effetto-Pandemia

Come dicevamo anche qui, l’attuale pandemia da Covid-19 ha ulteriormente contribuito alla corporeizzazione del malessere, re-introducendo la fragilità e il pericolo di ammalarsi entro un sistema culturale fondato sulla rimozione della vulnerabilità umana. L’emergenza che tutti ci siamo ritrovati ad attraversare ha implicato un complesso e repentino cambiamento delle abitudini e dei ritmi di vita dell’intera società; il profilarsi di scenari incerti dove paure e speranze si avvicendano, ha generato, oltre allo stravolgimento del vivere quotidiano, una condizione di instabilità psichica. Un impatto che va aldilà del contagio virale; un impatto che coinvolge il contagio emotivo e che va a colpire l’equilibrio psicofisico di ognuno. L’obbligatorietà dello stare in casa ha inoltre implicato un maggiore contatto con se stessi e con l’impossibilità di agire con le solite fughe (tempi veloci, iper-produttivi, assenza di tempi “morti”) …che in alcuni casi si sono rivelati non sostenibili per le persone.

“Il corpo, non più strumento e condizione piena dell’umana immersione sensoriale nel mondo (A. Le Breton, 2007) e nella sua socialità, è diventato in questo tempo straordinario di crisi sanitaria, prima di ogni altra cosa, “luogo della vulnerabilità” (A. Le Breton, 2020), spazio della minaccia e del rischio, perché la malattia e la morte sono state percepite come in agguato, pronte a colpire nella forma invisibile di un virus che ha stravolto il mondo e che si trasmette nel contatto tra gli esseri umani” (E. Zito).

 

Cosa fare quando c’è uno (o più) sintomi corporei?

Il corpo è il primo tramite essenziale nella relazione sé-altro; in quanto tale, i suoi sintomi sono da considerarsi come peculiari espressioni – a livello corpo-mente-cervello – degli affetti che hanno superato la soglia dello stress grave e che pertanto si esprimono in una forma di dis-regolazione neurobiologica che attacca direttamente il soma (colpendo organi, nervi, pelle o con malattie del metabolismo e del sistema immunitario oppure turbando funzioni come sonno, digestione, battito cardiaco, pressione sanguigna, etc.).

I sintomi corporeizzati sono il risultato di uno “stress cronico emotivo persistente” che danneggia i tessuti o colpisce gli organi-bersaglio, cioè quelli che probabilmente già presentavano una vulnerabilità o familiarità, la cui causa comunque rimane la costante disregolazione affettiva creata da traumi relazionali precoci, rinforzata poi probabilmente dalle future relazioni negative e dagli eventi stressanti.

In queste Persone il sintomo spesso si stabilisce allo scopo di interrompere il collegamento emotivo con il dolore psichico, che viene così lasciato NON elaborato.

Questo però non è un processo di cura! La Persona vive comunque grandi difficoltà psichiche e forti sofferenze che troveranno remissione solo all’interno di un Percorso Psicoterapeutico che – con uno sguardo attento, analitico, che sa come guardare, esplorare, chiedere senza recare ulteriore “oltraggio” a quanto di sacro e protetto contengono questi indizi di sofferenza – possa re-iscrivere la persona in una nuova storia relazionale (C. Mucci, 2018).

 

Nei prossimi articoli approfondiremo ulteriormente queste problematiche.
Potete continuare a leggerci o a scriverci qualora vi siate ritrovati nelle situazioni qui introdotte!

 

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Bibliografia

Carotenuto A., Il gioco delle passioni, 2002
Anzieu D., L’Io pelle, 2017
Mucci C., Corpi Borderline, 2020
McDougall J., I teatri del corpo, 1990
Trombini G., Baldoni F., Psicosomatica, 1999
Zito E., Corpo, isolamento sociale e fatica digitale in tempi di pandemia, 2020, Narrare i gruppi.